Perchè l’Italia non è più ai vertici dello sport mondiale?

Perchè l’Italia non è più ai vertici dello sport mondiale?

Nelle ultime edizioni delle diverse competizioni internazionali abbiamo assistito ad un letto “declino” delle nostre rappresentative nazionali ed immediatamente sù il polverone, puntando il dito contro questo e contro quello, dando la colpa agli allenatori o alle regole che “penalizzano” gli italiani a discapito degli stranieri.

Ma siamo sicuri che le motivazioni vadano ricercate prettamente in ambito sportivo?

Sicuramente il mondo “sport” poteva, può e dovrà fare molto ma molto di più.

Però, per certi versi sarebbe necessario concentrarsi su diversi aspetti della quotidianità dei nostri ragazzi facendo dei “salti temporali” riacquistando e, ovviamente, perdendo alcune abitudini frutto dell’evoluzione dei tempi.

Viviamo nell’epoca della “comodità”, dove ormai gli spostamenti sono limitati al minimo indispensabile: basti pensare a tutti i servizi offerti dal mondo del web (la spesa, le consegne, il pagamento delle bollette..); un’epoca in cui i dispositivi multimediali sono diventate delle vere e proprie estensioni del corpo umano spostando l’attenzione su un mondo virtuale che fino a qualche anno fa era pura utopia.

Non esiste più la “bellezza dello sporcarsi”, i nostri bambini sono in preda alla fobia della pulizia, preoccupati più dal tornare a casa senza macchie che dal divertirsi.

Se provate a ripensare ai ricordi più belli della vostra infanzia, l’episodio in cui vi siete divertiti di più sarà (quasi) sicuramente un’esperienza vissuta all’aria aperta o un gioco in cui ci si è sporcati tanto.

Ma perché questo fattore comune?

Il gioco ma, soprattutto, il divertimento è saldamente legato alla libertà di esprimersi, alla spontaneità e ogni qualvolta che il bambino è libero di fare, non può che “immagazzinare” quei momenti come divertenti e sicuramente da ricordare.

I benefici del gioco senza paletti e restrizioni sono infiniti: dalla scoperta del mondo che ci circonda (lo sviluppo cognitivo) alla conoscenza del proprio corpo (sviluppo motorio).

Spesso si tende a scaricare la “colpa” di questa mancata libertà sui genitori ma, realmente, quanti bambini vogliono provare queste sensazioni nuove?

Probabilmente pochi e spesso sono, in modo molto frettoloso, etichettati con patologie che fino a 15 anni fa non erano altro che la normalità.

I “grandi” sicuramente influenzano, anche in maniera involontaria, il modo di vivere le esperienze dei bambini con i loro comportamenti e con le loro conversazioni (basti pensare ad una semplice discussione tra moglie e marito per i calzini sporchi lasciati nella borsa della palestra).

Un primo accorgimento che i genitori, o comunque gli adulti, potrebbero iniziare ad utilizzare è il familiarizzare con i verbi di “permesso” (sporcare, disordinare, rotolare, schizzare, schiacciare, mischiare, impastare, spennellare, toccare, scavare, salire, colorare, dipingere) non limitandosi a precederli sempre e solo con i “non puoi”.

Ma siamo convinti che ad influire sui risultati provenienti dal mondo sportivo ci siano solo motivazioni legati all’evoluzione delle abitudini?

Se ci soffermassimo ad un sì, commetteremmo il più grande degli errori.

Oltre che agli evidenti vantaggi «materiali», lo sport ci aiuta a sviluppare le nostre capacità mentali, a migliorare le nostre capacità relazionali e, soprattutto, a crescere caratterialmente senza condizionamenti che provengano da stereotipi o mode.

Per un ragazzo, una gara sportiva è probabilmente la prima “fuga” da quel mondo fatato costituito dalla famiglia, dalla scuola e dai social: il momento in cui, per la prima volta, ci si trova davanti alla sfida più grande, quella con se stessi.

Lo sport ci insegna che nella vita nessuno ti regala niente, insegna la virtù della determinazione e la fiducia in se stessi, ci insegna a gestire le emozioni e l’importanza di dare sempre il massimo.

Ma allora perché si notano dei gap mostruosi con le altre nazioni europee che comunque vivono le stesse problematiche dell’epoca in cui viviamo?

Purtroppo, in Italia, negli ultimi decenni si è sviluppato (STUPIDAMENTE) il pregiudizio che lo sportivo automaticamente non sia un grande studioso, ed infatti, alcuni professori non vedono di buon occhio chi fa sport seriamente, a volte arrivando anche a mettere volutamente in difficoltà.

Per dovere di cronaca, tanto per citarne uno: Pietro Mennea, uno dei più grandi sportivi in assoluto, si laureò ben 4 volte (scienze motorie, lettere, giurisprudenza e scienze politiche), ma come questi potremmo (forse un pò meno impegnativi) farne a migliaia di esempi di sportivi con un background culturale di tutto rispetto.

Se a questo aggiungiamo che le ore di attività fisica a scuola non sono minimamente paragonabili al quantitativo di “sedentarietà” che i ragazzi vivono tra i banchi; e che quelle poche ore si fanno in luoghi molto “undersize” che non consentono uno sviluppo adeguato alla crescita.

Tutti questi fattori combinati fra loro creano una sorta di immobilismo portando tutt’altro che benessere.

Le società sportive così si trovano a dover fronteggiare una situazione di grande difficoltà con ragazzi che anziché andare in palestra per allenarsi, si trovano a dover conoscere il proprio corpo e le loro potenzialità con notevolissimo ritardo.

Chiudendo il cerchio è d’obbligo tornare all’inizio di questa nostra riflessione perché come “ciliegina” su questa sofisticatissima torta abbiamo un sistema di regolamentazione del mondo sportivo che andrebbe rivisto ma soprattutto ringiovanito e adeguato ai giorni nostri ma, questo è un argomento che andrebbe trattato in modo parecchio approfondito, non sicuramente come conclusione di un’analisi come la nostra.

Tanti potranno essere d’accordo, altrettanti magari non lo saranno ma questa riflessione, come sempre, viene da chi lo sport l’ha vissuto davvero trovandosi ad affrontare tutte queste “difficoltà” fin qui citate.

 

Lungi da noi nel far passare il messaggio che la famiglia sbaglia e che la scuola vada trascurata, TUTT’ALTRO; non vogliamo neanche insegnare noi a genitori o professori come fare il loro lavoro, semplicemente crediamo fortemente che famiglia, scuola e sport debbano convivere in modo armonioso per il nostro benessere psico-fisico.

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